Speriamo che sia femmina

 

Adesso che tutto è andato bene, mi sento di pubblicare quello che di getto ho scritto una sera di 7 mesi fa… 

 Ogni mattina quando F. arriva a lavorare ci troviamo nel nostro ufficio, il bagno, e parliamo un po’ prima di essere prese dal vortice degli impegni . Parliamo della sera passata, dei genitori che interferiscono nella vita di moglie (la sua) e convivente (la mia), del lavoro noioso e senza poesia. In quel luogo così anonimo, in quei pochi momenti solo nostri, abbandoniamo per un po’ le nostre responsabilità di adulte e ci immergiamo in un limbo dove sognamo un futuro che già dovremmo vivere e regrediamo in un mondo adolescente dove le frivolezze si mescolano con agilità a domande esistenziali di una certa profondità. Con scioltezza torniamo indietro nel tempo, al periodo in cui preparavamo gli esami, a quando giocavamo con gli uomini con una certa destrezza, a quando ci aggiravamo per Firenze e non solo a fare danni. E di nuovo ci catapultiamo in avanti, immaginando un altro lavoro, forse in un’altra città, di sicuro con i nosrti compagni. Ma oggi è stato diverso.Appena F. arriva mi telefona per incontrarci, di solito finisco quello che stavo facendo, perché io entro molto prima di lei e quando arriva sono già immersa nel lavoro. Come al solito anche oggi mi ha telefonato. Ma io sono scattata e sono andata a prelevarla nel suo ufficio. Abbiamo percorso il corridoio parlando del più e del meno e quando siamo entrate in bagno F. si è seduta.Con i suoi begli occhi fissi nei miei mi ha detto: “Anna, ho un triplo scoop con avvitamento”.Ho pensato: “E’ in cinta”. Mi ha detto: “Sono in cinta”.E sono esplosa di gioia. L’ho abbracciata come tante altre volte ho fatto, per felicità o per disperazione. Ma oggi era diverso. Ho sempre visto la gravidanza e la nascita di un bambino come un impedimento alla libertà e alla serenità di una coppia. Ma attraverso gli occhi di F. mi è sembrato un evento meraviglioso.Oggi lei sta per diventare mamma. Ed io oggi sono un po’ più grande.

Circa 20 giorni fa è nata, è bella e sana e la felicità di F. è contagiosa.

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2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Laura Perfetto
    Mag 07, 2009 @ 16:59:57

    Anche io ho sempre visto la maternità come un impedimento alla propria libertà , e, avendo e vedendo la vita di amiche sposate con figli, mi convinco sempre di più di aver fatto la scelta giusta ..
    Poi senti parlare chi di figli ne ha e tutti ti dicono che è il completamento della propria esistenza, che è un’esperienza senza pari , etc etc..
    Per fortuna ho sentito anche un’altra campana , quella di un uomo , papà di due bambini , felice di esserlo , ma…. ha detto una frase : ” Una volta partorito , tu, marito, passi in secondo piano e per la moglie non esiste altro che il bimbo, i suoi bisogni , le sue pappe, e il sesso passa in secondo piano , non dico per sempre ma per un lungo periodo , è un po’ come se tu non servissi più a nulla … ”
    Francamente non è un granchè come conseguenza di un atto d’amore , spero vivamente che il suo sia un caso isolato ma , in ogni caso, resto felice della mia scelta pur non condannando chi invece la pensa diversamente da me ! ( e per fortuna , altrimenti saremmo un paese di vecchi ! )

    Rispondi

  2. M.
    Giu 04, 2009 @ 15:04:23

    Non ho figli, ne vorrei. Almeno credo.
    Ogni nuova vita che sfiora la nostra scrive per noi una pagina meravigliosa. Tu hai reso benissimo l’emozione.

    Rispondi

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….Sono stupendi i trent’anni... Sono stupendi perchè sono liberi, ribelli, fuorilegge, perchè è finita l’angoscia dell’attesa, non è cominciata la malinconia del declino, perchè siamo lucidi, finalmente, a trant’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; se siamo atei siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perchè anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perchè anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perchè abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perchè abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perchè abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se c’incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita.é viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo. Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna… O. Fallaci

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