Onora il padre e la madre

Una blogger chiude il suo “diario” perché i genitori lo usano contro di lei che sta vivendo un momento difficile della sua vita.
Sento spesso storie (e purtroppo ho vissuto storie) in cui i genitori infieriscono sui figli proprio quando loro sono in un periodo doloroso, in cui avrebbero solo bisogno di un abbraccio, di comprensione e di sentirsi dire che andrà tutto bene. Succede spesso che quando tutto va bene, quando tutti sono felici, quando non c’è assolutamente motivo di rattristarsi, quando si potrebbe tirare un sospiro di sollievo ecco che intervengono loro con futli cavilli per minare la tua sudata serenità. Con una dose stupefacente di sadismo e masochismo si aggrappano a piccoli e insignificanti motivi per non essere sereni loro e per farti sentire infelice.
Con un percorso doloroso e solitario ho imparato a costruire il mio mondo e la mia vita secondo le mie percezioni, senza farmi condizionare dai loro malumori. Ma mi sono sempre chiesta come mai, da dove derivi questa aspirazione al martirio, da dove venga questa incapacità di essere felici anche se per pochi istanti, di godere a pieno dei momenti gioiosi.
A volte temo che loro siano gelosi della nostra momentanea serenità.

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7 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Daniele*
    Ago 21, 2009 @ 14:54:41

    Basta dare la giusta traduzione alla parola “onorare”, secondo il significato ebraico che aveva il termine, e tutto sarebbe piu’ chiaro.
    Se vuoi….

    Rispondi

  2. Andr3a
    Ago 23, 2009 @ 00:51:36

    Più semplicemente direi che non riescono ad accettare il fatto che tu sia felice e tranquillo anche senza la loro presenza e collaborazione…

    Per la cronaca il termine KABBAD, in ebraico ha un valore sacro. Si applica a Dio, alle persone, agli oggetti che hanno un carattere sacro (l’angelo di Dio, Gerusalemme, il tempio, il sabato, …). Cioè attribuisce ai genitori un valore speciale, trasferendoli nel dominio del sacro, mettendoli in stretta relazione con Yahvè e costituiscono la principale garanzia dell’edificazione e della sopravvivenza della comunità recentemente formata.

    Rispondi

  3. Daniele*
    Ago 24, 2009 @ 09:18:18

    Mi permetto di dare diversa interpretazione del temine KABBAD perche’ non ritengo che quella data sia adeguata a capirne il significato.

    KABBAD, onorare, dare gloria, dare il peso.
    L’ebraico ha pochi termini e dipendono dal contesto.
    In questo caso l’onorare significa “dare il giusto peso”.
    Se fosse applicato a Dio c’é un peso da dare, se applicao ad uomo c’é un altro peso.

    La parola va intesa in un senso liberatorio.
    Dai il giusto peso al padre e alla madre.
    Se sei adulto non pensare a loro come quando sei bambino, hanno un peso diverso.
    Se da bambino ne dipendevi nel bene o nel male, da adulto sei libero di NON dipenderne (nel bene o nel male.)

    Questa e’ una libertà.

    Rispondi

  4. squaw
    Set 10, 2009 @ 14:46:34

    Ho pensato alle tue parole e credo che molti genitori compiano atti di egoismo, forse neanche rendendosene conto. Il fatto è che capirsi non è mai facile ed essere genitori deve essere complicatissimo. Si sbaglia per forza. E ogni figlio deve guadagnarsi l’indipendenza dal loro giudizio per riuscire a vivere completamente la propria esistenza. Spesso si mischiano ricatti morali e sensi di colpa e non è semplice rimanere vicini ed uniti… insomma, davvero un bel casino!

    Rispondi

  5. Daniele*
    Set 22, 2009 @ 17:27:29

    Sono d’accordo.

    Rispondi

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….Sono stupendi i trent’anni... Sono stupendi perchè sono liberi, ribelli, fuorilegge, perchè è finita l’angoscia dell’attesa, non è cominciata la malinconia del declino, perchè siamo lucidi, finalmente, a trant’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; se siamo atei siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perchè anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perchè anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perchè abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perchè abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perchè abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se c’incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita.é viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo. Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna… O. Fallaci

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