Circo del sole

Non ho mai amato il circo.
Gli animali mi facevano pena, i clown tristezza e le contorsioniste senso.
Ritornare dopo tanti anni, dopo che i ricordi sono annebbiati e lontani è stata una scommessa. Ed è stata vincente.

Questo circo non è solo una successione di eventi ma una esibizione corale dove ognuno dei circa 50 personaggi riveste un ruolo ben preciso. Dove, intorno all’attrazione principale, si svolgono più scene come in una grande festa paesana.

Ed è una esplosione di colori che riporta ad un mondo animale, ad una dimensione naturale che non significa una denigrazione dell’essere umano ma una sua esaltazione, superando limiti fino a far sembrare gli acrobati creature sovrumane.

E noi umani con gli occhi in su e il fiato sospeso a vedere queste creature capaci quasi di volare.

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. Mr.Loto
    Apr 06, 2010 @ 17:18:51

    Beh anch’io non sopporto gli animali costretti ad esibirsi nei circhi, mantre, d’altro canto, sono sempre stato affascinato da quello che l’essere umano riesce a raggiungere con la pratica e l’allenamento. 🙂

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….Sono stupendi i trent’anni... Sono stupendi perchè sono liberi, ribelli, fuorilegge, perchè è finita l’angoscia dell’attesa, non è cominciata la malinconia del declino, perchè siamo lucidi, finalmente, a trant’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; se siamo atei siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perchè anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perchè anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perchè abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perchè abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perchè abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se c’incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita.é viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo. Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna… O. Fallaci

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