Perché Medea


Medea, figlia di Eete, vive nella Colchide. Quando la spedizione degli Argonauti giunge in questa terra lei si innamora di Giasone e, dopo aver ucciso il fratello, lascia le sue origini per seguirlo a Corinto.

Qui, il re Creonte, vuole dare la propria figlia in sposa a Giasone che, vedendo palesarsi la prospettiva di succedere al trono, accetta. Medea, furiosa per questo tradimento, si vendica uccidendo prima la futura sposa e poi i suoi due figli per impedire a Giasone di avere una successione.

Questa è la Medea che molti di noi conoscono.

Ma esiste un’altra Medea la cui figura si perde nelle leggende pre Euripidee e che Christa Wolf, scrittrice tedesca prestata al mito, riprende e rielabora.

Medea appartiene ad una società matriarcale, è maga e guaritrice e quindi strettamente legata alla vita e alla sua generazione, contrariamente alla cultura maschile generatrice di morte. Ella è una donna forte e libera depositaria di una cultura ancestrale che parla direttamente con l’essenza della Natura.

Innamoratasi di Giasone lo segue a Corinto, ma qui, il suo sguardo puro e senza filtri scopre il terribile segreto su cui si basa il potere della città. Ed è per questo che paga con l’esilio e con la morte dei propri figli, non per mano sua, la sua irrinunciabile ricerca di verità, la sua impossibilità di accettare l’omertà di una intera popolazione che ha rimosso un crimine così orribile.

E’ quest’ultima la Medea a cui voglio tendere.
Voglio essere solida, trasparente immune ai preconcetti e alle falsificazioni.

Voglio essere fiera, determinata, regina e leonessa.

In una parola, voglio essere libera.

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….Sono stupendi i trent’anni... Sono stupendi perchè sono liberi, ribelli, fuorilegge, perchè è finita l’angoscia dell’attesa, non è cominciata la malinconia del declino, perchè siamo lucidi, finalmente, a trant’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; se siamo atei siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perchè anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perchè anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perchè abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perchè abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perchè abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se c’incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita.é viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo. Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna… O. Fallaci

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