Dancer in the dark – Lars Von Trier

Selma è una donna e una mamma affetta da una malattia degenerativa che ha trasmesso anche al figlio.
Selma lavora e risparmia. Risparmia e lavora per lavare i suoi sensi di colpa e permettere al figlio di fare una operazione che gli impedirà di diventare cieco.
Selma ha alcuni amici. Tutti le vogliono bene, tutti la aiutano. Anche i vicini di casa, che le hanno affittato la roulotte nel loro giardino, le vogliono bene e l’aiutano.
Una sera il vicino va da lei e le confessa di non riuscire a mantenere il suo tenore di vita e per questo teme di perdere la moglie. Lei a sua volta gli confessa la sua malattia e gli racconta di aver messo da parte i soldi per l’operazione del figlio. La verità squarcia il velo dell’ipocrisia e chi fingeva si manifesta invece per quel che è.
Approfittando della sua quasi totale cecità il vicino ruba tutti i soldi a Selma e questo condurrà alla tragedia.
LVT racconta un mondo che ruota intorno alle donne. Selma, la sua amica, la vicina di casa che manipola il marito. Gli uomini vengono relegati al ruolo marginale di gregari compreso lo spasimante di Selma che la ama e la aiuta al di là di ogni ragionevolezza.
Un mondo popolato di donne insomma e di uomini piccoli, ma anche le donne non ne escono bene. Selma affida i suoi segreti alla persona sbagliata, non ripone fiducia nelle uniche persone che la amavano e la sostenevano. La vicina di casa, così perbene e borghese si rivela una sordida manipolatrice superficiale. Un mondo dominato dalle donne insomma, ma non in un regime di armonia.
Non so cosa sia stato più disturbante. La meschinità del vicino che, privo di ogni forza e autostima totalmente dipendente dalla moglie, finge di essere stato derubato da Selma e la costringe a ucciderlo oppure Selma stessa che, vivendo la sua vera esistenza nei suoi sogni ad occhi aperti, non sa riporre la fiducia nel le persone che la amano, che è vero si sacrifica per il figlio, ma il figlio stesso è forse il frutto di un gesto di estremo egoismo. Un gesto che porterà il bambino a condurre una esistenza spezzata in bilico tra restare orfano o cieco. Difficile dire se il sacrificio sia un atto d’amore o solo un modo, l’unico per liberare la coscienza.

Non so dire se il film mi è piaciuto o meno.

Di certo Lars V. Trier riesce con poco a dire molto.

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