Riflessioni post P.

Da una società che ci schiacciava, da una famiglia che ci abusava che ci sfruttava che ci vendeva con la dote ad un marito che fosse in grado di mantenerci siamo passate alle quote rosa del mondo attuale.
Per quanto apparentemente lontani i due sistemi hanno un aspetto fondamentale in comune. Sono costruiti su un modello maschile.
E la nostra emancipazione (se così si può chiamare) è solo una falsa illusione perché è avvenuta tramite strutture prettamente maschili che ci hanno avvicinato all’uomo e allontanate dal nostro sentire ancestrale.
Se usciamo dagli stereotipi di madri lavoratrici e compagne indipendenti, cosa siamo noi?
Nelle società matriarcali eravamo maghe, guaritrici, depositarie di un sapere arcaico ed essenziale, conoscitrici dei segreti della natura. E se qualcuna cerca di ricongiungersi ad un sentire naturale ecco che spaventa, terrorizza destabilizza.
E ora cosa siamo?
In bilico tra un mondo di fatto misogino e lontane anni luce dalla madre terra.
Cosa siamo?
Niente.

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….Sono stupendi i trent’anni... Sono stupendi perchè sono liberi, ribelli, fuorilegge, perchè è finita l’angoscia dell’attesa, non è cominciata la malinconia del declino, perchè siamo lucidi, finalmente, a trant’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; se siamo atei siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perchè anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perchè anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perchè abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perchè abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perchè abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se c’incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita.é viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo. Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna… O. Fallaci

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