La grande bellezza

Jep è uno scrittore che, con un solo romanzo, ha ottenuto un discreto successo.

E di esso vive ancora a distanza di anni.

DI fatto nullafacente, riempie gli spazi con futile mondanità circondato da persone che spendono la  loro vana vita in una illusoria esclusività.

Egli conduce una esistenza all’apparenza frenetica ma che induce ad una pigrizia mentale che gli impedisce di pensare ad un nuovo romanzo.

Nei pochi istanti di pausa prende coscienza della pochezza della sua esistenza ma non abbastanza da essere indotto ad un cambiamento. La soluzione è sempre quella del rimpianto finché, una serie di eventi, non lo spingerà a rimettersi in gioco.

 

Inutile parlare della perfezione di Servillo. Che, con le sue rughe, i suoi sorrisi tristi, lo sguardo assente, sembra portare su di sè tutte le non emozioni dei suoi amici, tutta la vacuità della loro vita.

Perfetta anche la regia, con le inquadrature quasi sempre simmetriche che ripercorrono una Roma splendente nella sua antichità, una bellezza che solo il passato è stato in grado di proporre e che adesso viene usufruita in modo indegno da chi non riesce a produrre alcun tipo di bellezza nè materiale nè emotiva.

 

Un film onirico, vuoto, confuso, esattamente come la vita dei protagonisti.

E quindi indubbiamente bello.

Peccato per la lunghezza, forse poteva essere detto tutto in meno tempo.

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3 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Pinzalberto
    Mar 26, 2014 @ 10:30:49

    Grazie, non ne avevo compreso pienamente il senso, sarà stata anche la lentezza della scenaggiatura che mi portava ad appisolarmi continuamente.

    Rispondi

  2. medea1976
    Mar 26, 2014 @ 14:33:14

    Non so se il senso era quello.
    E’ solo la mia opinione…
    Grazie a te della visita! 🙂

    Rispondi

    • Pinzalberto
      Mar 26, 2014 @ 15:13:34

      Penso che tu abbia azzeccato in pieno il significato, man mano che leggevo il tuo post andavano ad incastrarsi tutti quei tasselli mancanti. Adesso tutto ha più senso.

      Rispondi

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