Ho spulciato tutte le palestre di Firenze e dintorni in cerca di un corso per gestanti che non fosse il classico “SdraiatiSulTappetinoContraiIlPavimentoPelvicoERilassatiPerchéTantoFaràUnMaleCaneComunque”.

Eccolo là! Pilates per gestanti.Lezioni private con un gruppetto di ragazze nella mia stessa amena condizione.

Non è proprio lo sport che fa per me ma sembra che il pugilato per donne in cinta non abbia ancora preso piede.

Lunedì la lezione di prova, alle 18, dall’altra parte della città.

Dopo pranzo mi stendo sul letto, il mal di schiena mi attanaglia e mi hanno messo pure a casa.

Poche cose al giorno intervallate da tanto riposo.

E così, con la prospettiva di fare un po’ di moto, mi arrendo ad un pomeriggio di relax totale.

Non importa che metta la sveglia, tanto non ho neanche sonno.

Apro un occhio. Vedo buio. O porco c…o impreco.

Sono le 1730 e devo volare via.

Mi vesto come meglio capita, forse ho ancora il pigiama ma devo fuggire. Metto il pilota in modalità F1 e via! Mi destreggio nel traffico folle di Firenze e arrivo puntuale a detinazione. Suono il campanello.

Mi aprono.

Il parquet per terra, la luce soffusa, un buon profumo di olii essenziali, sento già che potrò abituarmi a questo ambiente così lontano dal mio.

“Buonasera, sono A. Sono qui per la lezione di prova di pilates per gestanti”

Le due ragazze mi guardano stralunate e sentenziano: “Non è oggi, ma la prossima settimana, l’avevamo scritto nella mail”.

Sorrido ma in cuor mio impreco ancora due o tre volte. In silenzio però, non voglio disturbare la meravigliosa atarassia in cui sembrano cadute le due.

Giro le chiappe e torno a casa.

Capisco la paranoia di mio marito. Teme che mi dimentichi il bambino da qualche parte.

Per ora non c’è pericolo… me lo porto sempre dietro. 😀

 

 

 

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Dal reggicalze ai collant ascellari.

Le ho provate di tutte.

Ho preso i miei collant a vita bassa e li ho tirati su fino a romperli.

Li ho portati a vita ancora più bassa con il rischio di rimanere in mutande per la strada.

Ho provato a stare senza calze temendo l’assideramento.

Alla fine ho ceduto.

Sono andata in un negozio premaman per prendere i fantomatici collant da gravidanza.

Ho avuto un malore a vedere tutto quello di cui un bambino potrebbe aver bisogno.

Sono svenuta nel vedere quegli orribili vestiti che dovresti indossare quando la pancia si fa ingombrante.

Ho avuto un attacco di panico alla vista della biancheria intima antisesso.

Ho litigato con la commessa che ha provato a rifilarmi tutto di quanto sopra detto.

L’ho apertamente mandata a quel paese quando ha precompilato il modulo per richiedere la tessera del negozio acconsentendo al trattamento dei dati personali al posto mio.

In ogni caso ne sono uscita viva e con un paio di collant neri 40 denari.

Li ho indossati provando una sensazione di piacere per il confort che effettivamente danno.

Ma quando poi mi sono guardata allo specchio… orrore!! Ribrezzo!!

Quelle due cuciture davanti non sono compatibili con un tubino aderente.

Né con il concetto basilare di femminile.

L’orlo ascellare frenerebbe qualunque male intenzionato ma anche il marito molto ben intenzionato e accecato di amore.

Forse è ancora abbastanza caldo per le autoreggenti!

🙂

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….Sono stupendi i trent’anni... Sono stupendi perchè sono liberi, ribelli, fuorilegge, perchè è finita l’angoscia dell’attesa, non è cominciata la malinconia del declino, perchè siamo lucidi, finalmente, a trant’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; se siamo atei siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perchè anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perchè anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perchè abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perchè abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perchè abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se c’incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita.é viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo. Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna… O. Fallaci

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