Avete voi la forza per guadarvi negli occhi e sprofondare nella verità?

Avete voi la sensibilità necessaria per leggere questa verità senza dover proferire parola?

Avete voi il coraggio di esporre le proprie ferite? Di mostrarle all’altro e di lasciare che a volte ci si sparga sopra un po’ di sale?

E l’intelligenza di di ironizzare su esse e curarle con una risata catartica, quella ce l’avete?

No. Non credo.

Allora non chiedete a me come sta L. nella speranza che vi dica tutto bene. Non ve lo dirò mai perché non è la verità.

Non pensate di pulirvi la vostra lorda coscienza cercando notizie da terze fonti.

Chiamatelo se ne avete il coraggio. E invece che appestarlo con i vostri monologhi per dimostrare, prima di tutto a voi stessi, che siete vivi, chiedetegli semplicemente:”Come stai?”.

Con il rischio però che la verità non salti mai fuori. Perché se per quasi 50 anni non siete stati in grado di vederla, trovarvi ancora una volta ciechi sarebbe per lui un ulteriore dolore.

Invece di accusarlo di asocialità fatevi due domande.

Anzi, una.

Perché?

Ma non avete la forza, il coraggio, la sensibilità, l’intelligenza né di farla, né di sopportare una risposta sincera.

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Il mio Natale

Ispirata da:

http://yleniamozzillo.wordpress.com/

riflettevo sul mio natale.

In questo periodo di riposo forzato ho provveduto a decorare la casa, principalmente con oggetti fatti da me con avanzi, scarti e cose trovate durante le passeggiate nel bosco.

In questo periodo mi piace camminare in centro e mi incanto a vedere lo sfavillio delle vetrine e le decorazioni luccicanti.

E ovviamente non c’è niente di religioso in tutto questo.

Penso ai tanti, troppi natali passati tra litigi, tensioni che scoppiavano proprio quando le famiglie, quelle degli altri, riscoprivano il piacere di stare insieme. Non c’era gioia né allegria nella mia famiglia invece, solo legami di sangue tenuti insieme da una ottusa religiosità.  E l’amore, se c’era, era solo condizionato dal rigare diritto, rispettare le regole, andare alla messa. Un amore che veniva prontamente negato qualora qualcuno di noi si azzardava a mettere in discussione l’autorità paterna, provava ad esprimere una esigenza o un desiderio solo suo. Nessun rispetto per la persona come individuo, ognuno di noi era solo uno strumento per esercitare l’autorità del patriarca.

Non c’era niente di bello in casa nostra. Né negli oggetti, né nei rapporti.

Ed ecco che forse si spiega questa mia smania decorativa che, sebbene puramente estetica, rappresenta nella bellezza delle cose quella della scoperta dell’amore. Una smania che dura tutto l’anno e che viene declinata a seconda delle stagioni, perché nella mia famiglia, quella nuova, quella vera, il calore non si accende solo con il camino.

Per adeguamento o contrapposizione, il nostro passato ci segna in modo indelebile e si insinua in ogni nostro gesto, in ogni nostra mania.

Sta a noi declinarlo in modo adeguato.

Oh Jesus!

jesus-christ-superstar-biglietti-10 Si spengono le luci e cala il silenzio.

Adoro questo momento, l’ istante prima che lo spettacolo abbia inizio. Quando l’atmosfera è carica di aspettative e tutti sono pronti ad abbandonarsi allo show, dimenticare il mondo reale ed immergersi nella rappresentazione.

In questo caso poi si assapora la sensazione di appartenere ad un evento straordinario.

Un anniversario di un’opera che ha segnato la storia del musical.

Si apre il sipario e l’occhio di bue inquadra la chitarra solista che suona l’overture.

Brividi.

Ma tutti aspettiamo Ted Neeley al varco. Curiosi, ansiosi e preoccupati che i suoi 70 anni lo abbiano privato di quel timbro immenso.

Il dubbio si scioglie nell’arco di poco tempo:

“Why should you want to known?
Don’t you mind about the future, don’t you try to think ahead
Save tomorrow for tomorrow, think about today instead”

E viene giù il teatro.

Il filtro cinematografico impoverisce la voce di Ted (ed è tutto dire).

Dal vivo ha un pathos, una profondità, una interpretazione che ti sollevano in cielo, ti prendono a schiaffi e ti ributtano a terra.

E vorresti che non finisse mai.

Il Jesus Christ è indubbiamete il mio musical preferito.

Forse perché lo so a memoria, forse perché è un’opera rock, forse perché pone dubbi e domande, si interroga sul libero arbitrio e sulla ineluttabilità del destino di ciascuno, sulla fiducia e sul tradimento, sull’amore oltre ogni classificazione sociale, sul significato di potere e sulla brama che esso genera.

E non riesco ad immaginare niente di più umano. Nessun altro modo perfettamente laico per parlare di cristianità nella sua interezza, senza scendere in discriminanti declinazioni.

 

 

 

 

 

 

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NON MI LAMENTO MAI

….Sono stupendi i trent’anni... Sono stupendi perchè sono liberi, ribelli, fuorilegge, perchè è finita l’angoscia dell’attesa, non è cominciata la malinconia del declino, perchè siamo lucidi, finalmente, a trant’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; se siamo atei siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perchè anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perchè anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perchè abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perchè abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perchè abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se c’incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita.é viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo. Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna… O. Fallaci

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