Avete voi la forza per guadarvi negli occhi e sprofondare nella verità?

Avete voi la sensibilità necessaria per leggere questa verità senza dover proferire parola?

Avete voi il coraggio di esporre le proprie ferite? Di mostrarle all’altro e di lasciare che a volte ci si sparga sopra un po’ di sale?

E l’intelligenza di di ironizzare su esse e curarle con una risata catartica, quella ce l’avete?

No. Non credo.

Allora non chiedete a me come sta L. nella speranza che vi dica tutto bene. Non ve lo dirò mai perché non è la verità.

Non pensate di pulirvi la vostra lorda coscienza cercando notizie da terze fonti.

Chiamatelo se ne avete il coraggio. E invece che appestarlo con i vostri monologhi per dimostrare, prima di tutto a voi stessi, che siete vivi, chiedetegli semplicemente:”Come stai?”.

Con il rischio però che la verità non salti mai fuori. Perché se per quasi 50 anni non siete stati in grado di vederla, trovarvi ancora una volta ciechi sarebbe per lui un ulteriore dolore.

Invece di accusarlo di asocialità fatevi due domande.

Anzi, una.

Perché?

Ma non avete la forza, il coraggio, la sensibilità, l’intelligenza né di farla, né di sopportare una risposta sincera.

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….Sono stupendi i trent’anni... Sono stupendi perchè sono liberi, ribelli, fuorilegge, perchè è finita l’angoscia dell’attesa, non è cominciata la malinconia del declino, perchè siamo lucidi, finalmente, a trant’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; se siamo atei siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perchè anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perchè anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perchè abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perchè abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perchè abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se c’incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita.é viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo. Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna… O. Fallaci

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