Due pesi e due misure

Luglio 2014: dopo un viaggio epico con tappa in Svizzera, giungiamo finalmente in Olanda. Una splendida giornata ci accoglie in un paesino fiabesco. Lussuose ville adagiate lungo i canali e giardini pieni di ortensie, come non farsi tentare da qualche foto a questo splendido idillio?

Nemmeno il tempo di realizzare che siamo in ferie ed ecco che vengo aggredita verbalmente da una signora che mi chiede, prima in ostrogoto, poi in inglese, come mai stia fotografando casa sua. La signora viene raggiunta da un vicino in macchina che chiama qualcuno al telefono. Con la mia innata flemma faccio notare che sto fotografando il paesaggio, i fiori, il cielo azzurro e una mongolfiera che veleggiava lì sopra. Visto che continuano ad essere infuriati lascio perdere e rimonto in macchina. La sera racconto la vicenda alla proprietaria del B&B dove alloggiamo e, dopo una iniziale incredulità si infuria pure lei ma con i suoi folli vicini che rischiano di farle scappare i clienti.

Il giorno dopo ci dimentichiamo dell’accaduto ma solo fino a sera quando veniamo bloccati in un vicolo dalla polizia che ci fa scendere e ci perquisisce la macchina chiedendoci come mai stavamo fotografando le case degli abitanti della zona. Faccio loro notare che neanche mi ero accorta di aver inquadrato una casa ma che ero stata attratta dalle ortensie rigogliose dei vari giardini. Per rassicurarli mostro loro le foto fatte e dico che sono disponibile anche a cancellarle se deve essere un problema. A quel punto, resisi conto dell’abbaglio incredibile che hanno preso, mi dicono che non importa cancellarle, che fotografare le case non è reato ma che nella zona sono traumatizzati perché 8 anni prima avevano subito furti.

Dopo 40 minuti di indagini, domande e alla fine anche conversazione sui mondiali di calcio ci lasciano andare e a cena meditiamo vendetta, ritorsioni e addirittura azioni legali tramite l’ambasciata.

La notte però porta consiglio e la mattina ci scrolliamo dalle spalle la vicenda e proseguiamo per il nostro viaggio. Nessuno però ci toglierà dalla faccia un ghigno di disprezzo per la pochezza di questa gente.

19 Febbraio 2015: dopo un viaggio sicuramente altrettanto epico un gruppo di tifosi olandesi giunge a Roma. Nella notte devastano una delle piazze più belle di Italia.

Mi domando come si possa misurare il grado di civiltà di un popolo. Il senso civico e il rispetto che molti dimostrano di avere nel proprio paese è intrinseco nel loro animo o è determinato da uno stato presente, intollerante e punitivo?

Il senso di castrazione che avvertono nella loro terra è tale che, appena si trovano in uno stato lascivo e menefreghista, si sentono liberi di esprimersi per quello che sono, cioè’ dei vandali violenti?

Perché in un popolo sguaiato si innesti un processo evolutivo di rispetto degli altri occorre educarlo pazientemente o punirlo senza pietà non appena viola una sola regola?

In Italia nessuno dei due metodi è applicato. Siamo cialtroni qui come altrove. Ma mi sembra che anche il sistema punitivo fallisca ampiamente.

E se a qualcuno viene il dubbio che stia facendo di tutta l’erba un fascio, lo confermo sì.

Come sono certa che gli abitanti di quel paesino abbiano tirato somme errate vedendo una macchina un po’ tamarra targata Italia.

 

 

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….Sono stupendi i trent’anni... Sono stupendi perchè sono liberi, ribelli, fuorilegge, perchè è finita l’angoscia dell’attesa, non è cominciata la malinconia del declino, perchè siamo lucidi, finalmente, a trant’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; se siamo atei siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perchè anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perchè anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perchè abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perchè abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perchè abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se c’incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita.é viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo. Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna… O. Fallaci

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