Nostalgia canaglia

Riguardo le foto di un anno fa o due e non ti riconosco più.

Sei stato un neonato arrabbiato e poi un bambolotto gioioso.

E, nonostante siano passati solo due anni, non sei più tu in quelle fotografie.

Hai ancora gli occhi blu spalancati sul mondo, quando piangi hai esattamente la stessa espressione, la stessa forza quando ti arrabbi, ma nel frattempo hai imparato a mangiare da solo, a parlare, a camminare, a correre, a simulare, a creare, a inventare, a relazionarti con gli altri bambini, a baciare, a conoscere, a lusingare, a divertire.

Sento il bisogno di afferrare questo tempo bastardo e magnifico e l’unica cosa che posso fare è scrivere per trattenere le emozioni perché neanche quelle riconosco più.

Razionalmente ricordo la stanchezza e la frustrazione delle notti insonni, il desiderio di solitudine, la necessità di allontanarmi, ma quello che è rimasto in pancia è solo un infinito senso di dolcezza e di appartenenza reciproca.

Mi perdo nella tua perfezione e allo stesso tempo mi angoscio al pensiero che ti possa succedere qualcosa, nella consapevolezza che non è umanamente possibile preservarti da tutto.

Tutto questo mi provoca una nostalgia che non ha soluzione perché un altro figlio non sarebbe te, riporterebbe stanchezza e frustrazioni e poi, di nuovo, nostalgia, in un circolo senza soluzione.

Non resta che conservare le emozioni, magari scrivendo ogni virgola di te, ogni sfumatura che nella foga quotidiana non ha importanza, ma che poi, quando inizia a sfuggire diventa fondamentale ricordare e immortalare.

Infine non resta che prendere atto che più il tempo passa, più del mondo e un po’ meno mio diventi.

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….Sono stupendi i trent’anni... Sono stupendi perchè sono liberi, ribelli, fuorilegge, perchè è finita l’angoscia dell’attesa, non è cominciata la malinconia del declino, perchè siamo lucidi, finalmente, a trant’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; se siamo atei siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perchè anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perchè anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perchè abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perchè abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perchè abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se c’incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita.é viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo. Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna… O. Fallaci

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