La grande bellezza

Jep è uno scrittore che, con un solo romanzo, ha ottenuto un discreto successo.

E di esso vive ancora a distanza di anni.

DI fatto nullafacente, riempie gli spazi con futile mondanità circondato da persone che spendono la  loro vana vita in una illusoria esclusività.

Egli conduce una esistenza all’apparenza frenetica ma che induce ad una pigrizia mentale che gli impedisce di pensare ad un nuovo romanzo.

Nei pochi istanti di pausa prende coscienza della pochezza della sua esistenza ma non abbastanza da essere indotto ad un cambiamento. La soluzione è sempre quella del rimpianto finché, una serie di eventi, non lo spingerà a rimettersi in gioco.

 

Inutile parlare della perfezione di Servillo. Che, con le sue rughe, i suoi sorrisi tristi, lo sguardo assente, sembra portare su di sè tutte le non emozioni dei suoi amici, tutta la vacuità della loro vita.

Perfetta anche la regia, con le inquadrature quasi sempre simmetriche che ripercorrono una Roma splendente nella sua antichità, una bellezza che solo il passato è stato in grado di proporre e che adesso viene usufruita in modo indegno da chi non riesce a produrre alcun tipo di bellezza nè materiale nè emotiva.

 

Un film onirico, vuoto, confuso, esattamente come la vita dei protagonisti.

E quindi indubbiamente bello.

Peccato per la lunghezza, forse poteva essere detto tutto in meno tempo.

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Dancer in the dark – Lars Von Trier

Selma è una donna e una mamma affetta da una malattia degenerativa che ha trasmesso anche al figlio.
Selma lavora e risparmia. Risparmia e lavora per lavare i suoi sensi di colpa e permettere al figlio di fare una operazione che gli impedirà di diventare cieco.
Selma ha alcuni amici. Tutti le vogliono bene, tutti la aiutano. Anche i vicini di casa, che le hanno affittato la roulotte nel loro giardino, le vogliono bene e l’aiutano.
Una sera il vicino va da lei e le confessa di non riuscire a mantenere il suo tenore di vita e per questo teme di perdere la moglie. Lei a sua volta gli confessa la sua malattia e gli racconta di aver messo da parte i soldi per l’operazione del figlio. La verità squarcia il velo dell’ipocrisia e chi fingeva si manifesta invece per quel che è.
Approfittando della sua quasi totale cecità il vicino ruba tutti i soldi a Selma e questo condurrà alla tragedia.
LVT racconta un mondo che ruota intorno alle donne. Selma, la sua amica, la vicina di casa che manipola il marito. Gli uomini vengono relegati al ruolo marginale di gregari compreso lo spasimante di Selma che la ama e la aiuta al di là di ogni ragionevolezza.
Un mondo popolato di donne insomma e di uomini piccoli, ma anche le donne non ne escono bene. Selma affida i suoi segreti alla persona sbagliata, non ripone fiducia nelle uniche persone che la amavano e la sostenevano. La vicina di casa, così perbene e borghese si rivela una sordida manipolatrice superficiale. Un mondo dominato dalle donne insomma, ma non in un regime di armonia.
Non so cosa sia stato più disturbante. La meschinità del vicino che, privo di ogni forza e autostima totalmente dipendente dalla moglie, finge di essere stato derubato da Selma e la costringe a ucciderlo oppure Selma stessa che, vivendo la sua vera esistenza nei suoi sogni ad occhi aperti, non sa riporre la fiducia nel le persone che la amano, che è vero si sacrifica per il figlio, ma il figlio stesso è forse il frutto di un gesto di estremo egoismo. Un gesto che porterà il bambino a condurre una esistenza spezzata in bilico tra restare orfano o cieco. Difficile dire se il sacrificio sia un atto d’amore o solo un modo, l’unico per liberare la coscienza.

Non so dire se il film mi è piaciuto o meno.

Di certo Lars V. Trier riesce con poco a dire molto.

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….Sono stupendi i trent’anni... Sono stupendi perchè sono liberi, ribelli, fuorilegge, perchè è finita l’angoscia dell’attesa, non è cominciata la malinconia del declino, perchè siamo lucidi, finalmente, a trant’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; se siamo atei siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perchè anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perchè anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perchè abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perchè abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perchè abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se c’incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita.é viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo. Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna… O. Fallaci

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