Di te

Di te ho alcuni ricordi netti.

I capelli rasati da una parte perché eri arrivato lungo mentre ti facevi la barba.

Seduto a gambe incrociate  sulla cattedra con un sorriso beffardo.

Era il tuo modo di essere irriverente.

Forse di far sapere che c’eri, che esistevi e che non ti volevi conformare.

Era il tuo modo di contestare.

Probabilmente ti sentivi invisibile ma non ti rendevi conto che aura emanavi.

Con la tua intelligenza e la tua sensabilità.

Connubio stimolante.

Connubio letale.

Se la morte prende a 36 anni si prova rabbia ed un senso di profonda ingiustizia.

Se la morte si sceglie a 36 anni non ci sono parole per descrivere l’abisso.

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NON MI LAMENTO MAI

….Sono stupendi i trent’anni... Sono stupendi perchè sono liberi, ribelli, fuorilegge, perchè è finita l’angoscia dell’attesa, non è cominciata la malinconia del declino, perchè siamo lucidi, finalmente, a trant’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; se siamo atei siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perchè anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perchè anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perchè abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perchè abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perchè abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se c’incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita.é viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo. Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna… O. Fallaci

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